Su Telegram ha caricato la diretta dell'agguato alla sua prof. Voleva che tutti assistessero alla "vendetta" che stava per compiere: lo si vede nel video imboccare l'ingresso della scuola, salire le scale e percorrere un lungo corridoio con la carta da parati gialla della scuola. L'ultimo frame prima dell'aggressione riprende Chiara Mocchi, 57 anni, insegnante di francese. Lo guarda dritta negli occhi. Forse il suo istinto le sta dicendo che il 13enne, con cui in passato c'era stato qualche diverbio a scuola, sta cercando proprio lei e non ha buone intenzioni. È seria, forse spaventata. Il resto del video è un susseguirsi di immagini confuse e tremende: si vede attraverso lo sguardo di chi colpisce. La donna, inerme, rimane a terra, lui scappa via prima di essere immobilizzato.
Più persone potrebbero avere "atteso" la diretta
Si indaga per capire se qualcuno, uno o più "amici" conosciuti in rete, magari con una frequentazione solo virtuale, o un compagno di scuola, possa avere saputo in anticipo quello che stava per fare. Qualcuno avrebbe infatti assistito all'agguato in diretta e registrato lo schermo durante l'aggressione, compiuta alle 7.40 del mattino, per poi inviarlo su un canale Telegram. Il video è stato caricato su un gruppo del social di messaggistica, da lui creato, con più partecipanti, ed è altamente probabile che questi stessero "aspettando" di vedere l'azione in diretta. Uno scenario inquietante: chi ha assistito, sapeva perfettamente quel che stava accadere, e viene il dubbio che il gruppo sia stato creato ad hoc per questo scopo.
Le chat sotto la lente e i gruppi "incel"
Di fronte a questo, si è reso inevitabile per gli inquirenti fare alcune riflessioni. Al lavoro ci sono i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Bergamo, con a capo Riccardo Ponzone, la procura dei minori competente di Brescia, e quella ordinaria di Bergamo guidata da Maurizio Romanelli. Si scava nelle sue ricerche on line, perché si ipotizza che il ragazzino appartenga a una subcultura on line, come ad esempio quella degli incel, cioè dei celibi involontari, raccontata dalla serie tv Netflix Adolescence. Una comunità misogina, per la quale la mancanza di relazioni sentimentali o sessuali dei suoi membri è responsabilità delle donne che sceglierebbero gli uomini solo sulla base di fattori estetici o economici. Comunità che inneggia a Elliot Rodger e George Sodini, autori delle stragi di Isla Vista e Collier Township negli Stati Uniti.
"Ucciderò la mia prof, le piace umiliarmi"
Sui suoi profili c'è di tutto, dalla foto usata per compiere l'agguato, con la scritta "Vendetta", ai meme con i volti di noti autori di stragi negli Stati Uniti, ai coltelli usati per uccidere. Poi ci sono messaggi che richiamano alla violenza, anche nei confronti del padre e il suo manifesto. "Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti, fare commenti cattivi, battute non divertenti e giustificare la violenza contro di me anche quando ero chiaramente la vittima". Ancora un riferimento a quando sarebbe stato "preso pugni da un ragazzino magrolino" e "gli insegnanti non se ne sono nemmeno accorti". Poi cita lei, Chiara Mocchi, la prof di francese: "Quando lei ha avuto l'audacia di dire che me lo meritavo, il preside non ha fatto nulla, è rimasta impunita per una cosa così grave".
Il materiale per fabbricare esplosivo
Una tragedia che nessuno si sarebbe potuto aspettare. Il ragazzino, che si è presentato ieri in pantaloni mimetici e maglietta con scritto "Vendetta", si mostrava su Tik Tok mentre maneggia del materiale, dai vasetti pieni di acetone e acido muriatico, che potrebbero servire a fabbricare un piccolo ordigno. Materiale che è stato sequestrato e che era reperibile, tragicamente, on line.
Il "rancore" per il voto
Ieri il ragazzino è stato sentito per circa otto ore, provando a raccontare la sua versione dei fatti. È stato collaborativo, ma è emerso un forte rancore nei confronti della professoressa: per un voto, a quanto sembra, e per non avere preso le sue parti in un litigio con un compagno di classe ed essersi schierato con colui che, in quel momento, lui vedeva come il suo “nemico”. Il 13enne, per la sua età, non è imputabile: non si presenterà davanti alla legge per assumersi la responsabilità di quell’azione ma è stato condotto, con il consenso dei genitori, in una comunità.
L'allarme sulla scuola
Intanto, dopo le dichiarazioni di Valditara di ieri, continua il dibattito sulla violenza nelle scuole. "Un atto gravissimo e inaccettabile, che oltrepassa ogni limite e colpisce al cuore la scuola, che deve restare il luogo più sicuro per la crescita dei nostri ragazzi", dichiara Lara Magoni, europarlamentare di Fratelli d’Italia e componente della commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo, "Di fronte a episodi come questo si resta sgomenti, ma non possiamo limitarci all’indignazione. Serve una risposta forte, condivisa, che coinvolga tutta la società. A partire dalle famiglie, che rappresentano il primo e fondamentale presidio educativo. Esprimo la mia piena vicinanza alla docente coinvolta, alla sua famiglia e all’intera comunità scolastica, insieme a un ringraziamento ai medici e agli operatori sanitari che stanno prestando le cure necessarie. Questo episodio impone una riflessione profonda: non possiamo continuare a delegare esclusivamente alla scuola il compito di educare. È necessario riportare al centro la famiglia, rafforzando il ruolo dei genitori nella trasmissione dei valori, nel rispetto delle regole e nella responsabilità verso gli altri. Quando un ragazzo arriva a compiere un gesto così estremo, significa che qualcosa si è incrinato prima, nel percorso educativo. Per questo è indispensabile investire sulla famiglia, sostenerla e rimetterla al centro di ogni politica educativa".