Tutti negativi. Nel piccolo romanzo di paura scritto per il momento dall'Hantavirus, l'agente patogeno che ha fatto ripiombare il mondo nella psicosi della pandemia, ieri è stato il momento del sollievo. Troppo presto per parlare di pericolo scampato, ma abbastanza per allontanare l'incubo incombente.
Ieri tutti i casi sospetti italiani sono rimasti sospetti e basta. Anzi, anche meno. Federico Amaretti - il marittimo di 24 anni che aveva volato sul volo maledetto da Johannesburg ad Amsterdam su cui per qualche minuto era salita la bridwatcher olandese contagiata e già molto ammalata prima che una provvidenziale hostess le chiedesse di scendere - di cui martedì si era temuta la positività, ha ricevuto ieri mattina dallo Spallanzani di Roma i risultati delle analisi, che hanno fatto tirare un sospiro di sollievo a tutta Villa San Giovanni, il comune sulla punta meridionale dell'Italia ch, come dice la sindaca Giusy Caminiti, «già si immaginava di finire come Codogno con il Covid». Amaretti «non ha febbre e non ha nessun tipo di sintomo influenzale», ma dovrà comunque rispettare la quarantena di 45 giorni. E stanno bene anche l'altro marittimo di Torre del Greco e la donna di Firenze messi in isolamento perché venuti fugacemente a contatto con la olandese poi deceduta, e il sudafricano isolato a Padova.
Non è in pericolo nemmeno la turista argentina di 49 anni ricoverata in isolamento in terapia intensiva al Policlinico di Messina per una polmonite, per la quale si era temuto un contagio da Hantavirus: il test, inviato allo Spallanzani, ha dato esiti negativi. E un turista britannico considerato a rischio poiché ha viaggiato sul volo Sant'Elena-Johannesburg su cui si trovava la donna olandese, e rintracciato martedì sera a Milano, e ricoverato precauzionalmente all'ospedale Sacco per la quarantena, non ha sintomi ed è risultato per il momento negativo. Anche se il suo aver girato per diversi giorni in Italia rende il suo caso delicato.
Insomma, la situazione è sotto controllo. E il sistema, rodato dalla memoria ancora fresca del Coronavirus, fa le prove di reattività con risultati confortanti. «Il Piano pandemico approvato ad aprile 2026 funziona e lo sta dimostrando proprio in questi giorni - dice il ministro della Salute Orazio Schillaci alla Camera -. A differenza del precedente, permette risposte calibrate su scenari diversi». I posti letto totali in terapia intensiva in Italia sono 8.763, in base al monitoraggio del ministero della Salute dell'8 gennaio 2025, ma «circa due terzi sono concentrati nelle regioni del Centro-Nord. Complessivamente, sui numeri siamo tranquilli, ma resta uno sbilanciamento tra Regioni e un numero di specialisti ancora basso per far fronte a eventuali emergenze, come potrebbe essere la diffusione dell'Hantavirus», come dice Alessandro Vergallo, presidente di Aeroi-Emac, l'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani.
«Dite agli italiani che possono stare tranquilli - dice l'assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso -. Non siamo di fronte a un nuovo Covid. Stiamo parlando di un virus conosciuto non tipico dell'uomo perché è una zoonosi di cui solo un ceppo può essere trasmissibile all'uomo». Accanto a Bertolaso, l'infettivologo Andrea Gori, direttore del Centro regionale per le malattie infettive (Ceremi) della Lombardia, dispensa ottimismo: «Non siamo particolarmente preoccupati della situazione Hantavirus per uno sviluppo e un allargamento epidemico su ampia scala in questo momento». Resta prudente però l'epidemiologo Gianni Rezza, che teme l'elevata aggressività del virus ma ricorda anche la difficoltà di trasmissione, i dubbi sulla sua capacità di mutare e il fatto che l'attuale ceppo partito dalla nave Hondius ha fatto pochissimi passaggi nell'uomo. Tutte buone notizie. La paura, per ora, è rimandata a data da destinarsi.