La sfida dei legali su movente, Dna e scena del delitto. "Compatibilità. Ma non c'è nulla che lo inchiodi

Scritto il 14/05/2026
da Luca Fazzo

Le tracce deboli, la bici "sparita", lo scontrino di Vigevano: in cinque consulenze gli avvocati di esempio provano a smontare la tesi dei pm

Pensate davvero di condannare Andrea Sempio all'ergastolo senza un movente, senza nulla che lo collochi sulla scena del delitto, sulla base di soliloqui senza capo né coda e con un alibi che ha retto alle verifiche? È questo, in sostanza, l'approccio dei difensori del nuovo indagato per il delitto di Garlasco, mentre scorrono i termini concessi dal codice per replicare alle accuse mosse dalla Procura di Pavia: Angela Taccia e Liborio Cataliotti, i due legali di Sempio, hanno ancora una settimana di tempo per depositare atti o chiedere l'interrogatorio. Esclusa la seconda ipotesi, lo staff difensivo si prepara a depositare cinque nuove consulenze, per integrare quanto inviato ai pm durante le indagini e puntare a smantellare il castello accusatorio: le consulenze si concenteranno sulle impronte digitali, sulla dinamica dell'omicidio, sulla personalità di Sempio, sulle impronte per terra e su una nuova analisi medico-legale.

Alla base di tutto c'è la convinzione che nulla degli atti depositati sia sufficiente neanche per un rinvio a giudizio. Il movente, individuato dalla Procura nell'ossessione di Sempio per la sorella dell'amico, non sarebbe confermato né dai post su "Seduttori Italiani" né dalle intercettazioni in automobile: dai quali emerge certo un rapporto anomalo con la sessualità ma nulla che indichi Chiara Poggi come oggetto specifico delle attenzioni dell'indagato. Non solo in nessun passaggio dei monologhi Sempio ammette l'assassinio, ma - secondo i suoi legali - quando parla della scena dell'agguato ricostruisce a se stesso quanto stava emergendo sui media.

Altrettanto inconsistenti sarebbero le tracce che portano a dire che fosse presente nella villa dei Poggi il 13 agosto 2007, quando la giovane viene aggredita: la perizia di Cristina Cattaneo si limita a parlare di "compatibilità" (cosa diversa dalla "attribuibilità") della sua struttura fisica con le impronte di scarpa e con i movimenti dell'assassino. Quanto all'impronta 33 sul muro e al Dna sulle unghie di Chiara, la difesa punta sul fatto che si tratta di analisi di seconda mano, compiute non sui reperti originali - ormai spariti - ma sulle analisi dell'epoca, le stesse che li considerarono inutilizzabili.

Quanto allo scontrino del parcheggio di Vigevano, asse portante dell'alibi di Sempio, i legali sottolineano che anche nel nuovo rapporto conclusivo dei carabinieri si legge la frase "pur considerando autentico lo scontrino di Vigevano", e che alla peggio "lo scontrino non può avere in sè alcun valore positivo o negativo". D'altronde sembra difficile sostenere che a Vigevano quella mattina ci fosse invece di Sempio sua madre, visto che il suo amante dell'epoca, il vigile del fuoco Brusada, che la mattina del 13 agosto era in servizio a Vigevano, ha escluso che la donna sia mai andata a trovarlo sul lavoro. E alla domanda se mamma Sempio fosse eventualmente potuta andare a Vigevano a spiarlo di nascosto mentre era al lavoro Brusada risponde "non credo".

Poi c'è la bicicletta nera, posteggiata davanti alla casa dei Poggi, sempre considerata il mezzo utilizzato dall'assassino per recarsi in via Pascoli. Nella nuova ricostruzione, il ruolo della bicicletta svanisce quasi del tutto. Nulla collega Sempio a quella bicicletta. E se l'alibi dello scontrino non viene smentito, allora è la prova che il nuovo indagato è innocente: perché lo scontrino ha l'orario delle 10,18, mentre due minuti dopo, alle 10,20, quando la teste Bermani - la prima a parlare della bicicletta posteggiata davanti a casa Poggi - ripassa per via Pascoli, la bici dell'assassino non c'è più.