"Caro energia? Trattiamo con la Ue"

Scritto il 14/05/2026
da Marcello Astorri

Giorgetti prepara nuovi aiuti. Aie in allarme: "Le scorte di petrolio si esauriscono"

La linea è quella della condivisione con l'Unione europea, ma in ogni caso il governo non si sottrarrà dall'intervento anche nel caso in cui Bruxelles non concedesse all'Italia più flessibilità di bilancio per far fronte all'emergenza. «Le misure sul caro energia sono la vera priorità» e come governo «abbiamo instaurato un dialogo serrato con la Commissione europea», ha detto ieri il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo al question time alla Camera.

Il ministro ha rilevato come «solo all'esito delle trattative e in base alle decisioni europee si potrà valutare se attivare la clausola di salvaguardia nazionale (scappatoia prevista dai trattati che consente ai Paesi da deviare momentaneamente dai paletti di spesa, ndr) allo scopo di incrementare le spese funzionali ad affrontare l'eccezionalità del contesto, comprese quelle per la difesa». In merito a quest'ultime, Giorgetti ha ricordato che il meccanismo europeo Safe per gli investimenti necessari a rafforzare la forza militare «è e resta un sistema di finanziamento non certo a costo zero», anche a fronte di una dilazione più lunga e tassi più bassi rispetto a quelli reperibili sul mercato. Sono quindi somme da restituire e con regole procedurali che limitano la libertà d'azione degli Stati membri: al nostro Paese sono stati assegnati prestiti per 14,9 miliardi fino al 2030. Tornando però all'energia, «l'attenzione del governo resta vigile e sarà colta ogni opportunità per ulteriormente implementare le misure qui adottate a sostengo famiglie e imprese mirate prioritariamente a platee più esposte» ai rincari energetici «nel rispetto dei saldi di finanza pubblica».

Da Cipro, durante la riunione informale dei ministri dell'energia, arriva una prima risposta all'Italia da parte del commissario all'Energia, Dan Jorgensen. Il quale, da una parte, ha riconosciuto come si sia di fronte a una crisi energetica «più grave» di quella vissuta nel 2022. Dall'altra, però, mette un paletto sulla quanità di aiuti da erogare: «Capisco che alcuni Stati membri debbano sovvenzionare alcuni settori industriali o aiutare i cittadini più vulnerabili, ma le misure devono essere mirate e temporanee». Quanto al carburante degli aerei «non si può escludere» una carenza di approvvigionamento «sul lungo termine». Il focus, poi, si è spostato sulla necessità di accelerare l'adozione delle rinnovabile per spezzare la «dipendenza fossile» dell'Europa. Cosa che tutti i Paesi, compresa l'Italia, stanno facendo da tempo ma che non può certo risolvere i problemi nel breve termine.

Intanto, la situazione a livello internazionale non sembra promettere una fine veloce per il conflitto in Iran, con le quotazioni del Brent che ieri si sono attestate sopra i 106 dollari e il Wti a quota 101. «Con il traffico di petroliere a Hormuz ancora limitato, le perdite cumulative di offerta da parte dei produttori del Golfo superano già 1 miliardo di barili, con oltre 14 milioni di barili al giorno di petrolio interrotti, uno shock di offerta senza precedenti» ha scritto l'Agenzia internazionale dell'energia nel rapporto mensile sul mercato petrolifero. «A più di dieci settimane dall'inizio della guerra in Medio Oriente, le crescenti perdite di approvvigionamento dallo Stretto di Hormuz stanno esaurendo le scorte globali di petrolio a un ritmo record»: vale a dire 4 milioni di barili al giorno. Per l'intero 2026, l'Aie prevede che l'offerta sarà inferiore di 1,78 milioni di barili al giorno rispetto alla domanda totale, quindi l'erosione delle scorte proseguirà da qui a fine anno.