Il Pd decide di affidarsi a Boccia: nessun dialogo

Scritto il 14/05/2026
da Augusto Minzolini

Solo Calenda è pronto a collaborare. Dem categorici: no alle contaminazioni

L'unico che dall'opposizione regala una parola gentile per la Meloni è Graziano Delrio. Lo fa da osservatore, come Lele Adani commenta le partite di calcio. Anche l'ex ministro del Pd è stato un valente calciatore. Dice: "La premier è in grande difficoltà, ma se l'è cavata meglio di quanto immaginassi. Se noi scendiamo a livello di comizi, Giorgia è abile". L'unico che invece ha accettato l'invito della Meloni è stato Calenda: "Andrò ufficialmente a Palazzo Chigi - annuncia - e non alla chetichella ma dall'ingresso principale". Ovviamente beccandosi le bordate degli altri dell'opposizione. "A questo punto - commenta Renzi - Calenda in quella porta deve entrare. Poi si dovrà inventare qualcosa per uscire e tornare a sinistra, altrimenti dove va?".

Al Senato va in scena un carosello. Maggioranza e opposizione si rinfacciano i dati economici e la matematica diventa un'opinione: per la Meloni non stiamo male, per l'opposizione siamo in miseria. Non manca neppure il tradizionale sketch sul supermercato. "Da quando non ci va?" chiede il capogruppo del Pd, Francesco Boccia. "Ci sono andata sabato, e lei?", risponde la Meloni. Avviene in tutte le campagne elettorali solo che questa volta la sceneggiata durerà un anno o addirittura un anno e mezzo. "Dovremmo inventarci qualcosa - spera dall'alto della sua esperienza De Poli, ex dc approdato al centro-destra - altrimenti rischiamo di finire alla canna del gas".

Sicuramente l'opposizione non aiuterà il governo, starà sulle sue, l'intero "campo largo" manterrà le porte chiuse. "Non la faremo uscire - promette Boccia - dall'angolo in cui si è cacciata. Non ci faremo contaminare. La legge elettorale non si farà e se la Meloni l'approverà in solitaria dimostrerà che pensa solo ai cazzi suoi. Le elezioni le ha già perse. Se prende Calenda al posto di Vannacci? A quel punto Carlo è morto. Il suo è un elettorato progressista".

La parola chiave è "contaminazione": l'opposizione è sicura di vincere e ha alzato attorno alla premier un cordone sanitario. Chi parla con lei è trattato come i malati di hantavirus. In assenza di dialogo restano solo i comizi. Renzi paragona il governo alla famiglia Addams: "non si sa chi è Morticia e chi lo zio Fester". E a proposito dell'ultimo gossip aggiunge: "Non parlo dei ginecologi per rispetto a qualche ministro". La premier risponde: "Al netto di accuse e insulti c'è poco".

Nessuna sorpresa. Al punto a cui sono giunte le cose tutti pensano alle regole (cioè la legge elettorale) e agli schieramenti del grande duello. Lo schema di Renzi è cartesiano: "Non voglio il pareggio. Voglio la vittoria del centro-sinistra perché in quel caso sarei decisivo, avrei più margini. Il pareggio può interessare a Forza Italia che potrebbe giocarci su. Ecco perché se fossi in loro non direi sì al sistema elettorale della Meloni. Comunque l'opposizione questa volta è stata compatta a non accettare un tavolo di confronto. Per cui o la Meloni convince Forza Italia magari con la Consob (il candidato della Lega, Freni, ieri sia è ritirato, ndr). O convincono qualcun altro. Mi dicono che un leader dell'opposizione è andato da Marina Berlusconi. Fiato sprecato. Basta guardare la parabola dei consensi: Giorgia perderà in ogni caso le elezioni".

Il sospettato non può che essere Calenda. Lui nega: "Dei Berlusconi ho incontrato solo una volta Silvio a Strasburgo. Mi disse: Chi te lo ha fatto fare ad entrare in politica?. Replicai: Ma me lo dice proprio lei presidente. Infatti, rispose". Questo è il passato. Il presente? "La maggioranza ha grossi guai al suo interno. Incontrerò la Meloni perché penso che forse qualcosa per il Paese si può ancora fare. La legge elettorale? La Meloni mi ha detto che sono i gruppi parlamentari a intestarsela: A Giorgia non farmi ridere il mio commento. Certo è che senza Vannacci in coalizione fanno una legge elettorale per perdere al 100%".

L'altro interrogativo che incombe, appunto, riguarda il generale. "Andremo da soli - giura il luogotenente di Vannacci, Ziello - : non ho dubbi e non ha dubbi neppure il capo. Soli siamo al 4%, in alleanza scendiamo al 2. E poi loro preferiscono parlare di legge elettorale con la sinistra e non con noi!".

Piano, piano la nebbia si dirada. Gli schieramenti emergono. Resta il rebus Forza Italia. Uno dei registi della trattativa racconta la strategia in cambio dell'anonimato (non vuole essere impiccato come un ribelle iraniano): "L'obiettivo è contenere il premio, non andare oltre il 55%. In quel caso se il centro-destra vincesse continueremmo ad essere decisivi. Se si perdesse, qualora il campo largo nel corso della legislatura si dividesse, potremmo entrare in gioco noi di Forza Italia. Puntare sul pareggio è azzardato è come puntare su un solo numero alla roulette. E poi se diciamo no la Meloni per rappresaglia ci penalizzerebbe nell'accordo sui collegi previsti dall'attuale legge". Calcoli forse giusti, probabilmente sbagliati, sicuramente tortuosi: solo il futuro può dirlo.