Un "tarlo silenzioso". Questa è l'illegalità nell'immagine scelta dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli (in foto), "che consuma dall'interno la fiducia, la concorrenza leale e la qualità della vita economica". E che nel 2025 è costata 41 miliardi alle imprese italiane del commercio e dei pubblici esercizi, mettendo a rischio 284mila posti di lavoro regolari. Sono tutti numeri in crescita quelli presentati in occasione della tredicesima edizione della giornata nazionale di Confcommercio Legalità, ci piace, tenuta ieri a Roma. Numeri a cui il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che è intervenuto di persona chiudendo l'evento, presta la massima attenzione: "Tutto ciò che nel mondo produttivo è sottratto al circuito della legalità costituisce un fattore di debolezza della stessa sicurezza nazionale".
Un danno enorme che, nel dettaglio, comprende l'abusivismo commerciale per 10,5 miliardi, quello nella ristorazione per 8,5, la contraffazione (5miliardi), il taccheggio (5,4 miliardi) e altri 7,4 miliardi per la criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive), oltre a 4,2 miliardi per il fenomeno emergente della cyber criminalità.
Il punto di vista dei commercianti rappresenta un osservatorio permanente sull'illegalità: chi più di loro, cioè di chi lavora sulle strade, può toccare con mano, quotidianamente, i tanti fenomeni criminali che avvengono nelle nostre comunità? Per questo l'indagine dell'associazione è una fonte preziosa di numeri e statistiche fresche. Nel dettaglio, i furti restano il fenomeno criminale più temuto dagli imprenditori (26%), seguiti da vandalismo (24,1%), aggressioni e violenze (24,1%) e rapine (24%). Tre imprenditori su dieci (30,2%) temono che la propria impresa possa essere esposta a crimini. Il 22,8% delle imprese segnala episodi criminali legati alle baby gang e, di queste, la metà (49,6%) è preoccupata per la propria attività, mentre un'impresa su tre (33%) teme la mala movida, soprattutto per il degrado urbano (50,3%) e per atti di vandalismo (45,5%). In questo quadro, gli uomini delle Forze dell'Ordine sono considerati di gran lunga (66%) i soggetti più vicini e affidabili, seguiti dalle organizzazioni antiusura (47,7%) e dalle stesse associazioni di categoria (34,6%).
Nell'universo degli episodi criminali spicca la piaga del taccheggio: oltre sei imprese del commercio su dieci (62,3%) lo subiscono e, tra queste, quasi una su cinque (19,8%) ne è colpita più volte a settimana o quotidianamente. Al danno materiale si aggiungono poi i costi sostenuti per difendersi: quasi nove imprese su dieci (87,3%) hanno investito in misure di sicurezza, principalmente in sistemi di videosorveglianza (74%) e di allarmi antifurto (55,5%), destinando in media l'1,1% del fatturato.
Per quanto riguarda le soluzioni proposte, sia Sangalli per Confcom, sia il vice presidente dell'Anci, Stefano Locatelli, hanno sottolineato l'importanza vitale dei presidi territoriali: sapere e vedere in circolazione più polizia urbana, aumenta il senso di sicurezza e garantisce un livello di deterrenza che richiede di essere alzato.
Sul fronte istituzionale, l'idea è istituire tavoli permanenti tra Prefetture, Comuni, forze dell'ordine e associazioni di categoria. Questi potrebbero produrre la mappatura delle zone a maggiore rischio e coordinare interventi su furti, spaccate, mala movida, abusivismo e degrado.