Garlasco, il biglietto di Sempio sull’ex: “Aveva paura le facessi qualcosa”

Scritto il 14/05/2026
da Francesca Galici

La frase in un biglietto trovato a casa dell’indagato, lei spiega: “Non volevo ci vedessero”

Il caso di Garlasco continua a tenere banco e a spingere la discussione pubblica, anche per le anomalie che presenta sul piano giuridico e procedurale. Intanto, con la caduta del segreto istruttorio, sono state messe a disposizione parte delle carte relative alle indagini della procura di Pavia, da cui sono emersi anche i colloqui degli inquirenti con i soggetti chiamati a testimoniare, tra i quali anche gli ex compagni di scuola di Andrea Sempio, attualmente unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, e un’ex fidanzata con la quale ha avuto una relazione che intercorreva anche nel 2017, quando Sempio è stato indagato per la prima volta.

Abbiamo iniziato ad uscire insieme e da lì è nata una relazione sentimentale che è andata avanti per tre anni”, ha dichiarato la donna, che ha iniziato la relazione con lui nel 2014 e l’ultima volta che l’ha visto è stato nel 2022. E risale a quell’anno, a novembre, un appunto scritto da Sempio in un’agenda: “Andato a trovare la Mao (soprannome con cui si chiamavano da fidanzati, ndr). Non fu bellissimo. Si capiva che aveva paura le facessi qualcosa”. Frase che ha acceso un campanello d’allarme negli investigatori, che la ragazza ha prontamente spiegato: “Ero preoccupata perché non volevo che ci vedessero in giro”. Lei, infatti, all’epoca era già fidanzata con un altro. La chiusura della relazione, ha dichiarato, è avvenuta perché “pretendevo che facesse un ulteriore step e cioè che io conoscessi i suoi genitori e lui i miei. Però non se l’è sentita e da lì ho deciso di interrompere. Ma è stata una decisione presa di comune accordo”.

I compagni di scuola di Sempio lo definiscono come un ragazzo “molto taciturno”, che nella sua classe, composta da solo maschi, faceva parte del gruppo che non si addentrava in discorsi legati a donne o discoteche. “Se ne stava sempre in disparte. Una persona completamente piatta, apatica. Non si faceva notare per nulla. Non ho ricordo di episodi in negativo o positivo che lo hanno visto protagonista”, ha raccontato un altro compagno di classe. Una descrizione coerente tra tutti i compagni che lo frequentavano all’epoca, secondo i quali non parlava di sesso o ragazze, ma nemmeno di droghe o di altro, che “beveva solamente birra”. In questa inchiesta è stato sentito anche Marco Panzarasa, amico di Alberto Stasi dei tempi, oggi avvocato, che è stato spesso coinvolto nel caso, pur essendo estraneo: “In quel periodo dicevano di tutto. Feci tante querele. Una volta uno aveva detto che avevo aiutato Stasi perché avevamo una relazione”. Con lui, poi, non si è più sentito: “Ho provato qualche volta a scrivergli (in carcere, ndr) ma non ce l’ho fatta perché mi faceva troppo male”.