C’è voluto un attimo per far scomparire i 4,5 milioni di follower che fino a poche ore fa seguivano complessivamente gli account social di Fabrizio Corona e di Falsissimo.it per non perdersi nessuno dei video scandalistici annunciati, pubblicati e condivisi dall’ex re dei paparazzi. Ma, come sempre capita in queste occasioni, quando c’è blocco degli account il problema più impellente per un content creator, da milioni di visualizzazioni come è diventato Falsissimo negli ultimi due mesi, la perdita dei follower è solo la punta dell’iceberg.
Ma, andiamo per ordine. Da questa mattina le pagine e gli account attivi su Facebook, Instagram e TikTok non sono più disponibili in quanto le piattaforme hanno rimosso i collegamenti rendendo irraggiungibili gli URL, acronimo di Uniform Resource Locator, cioè l'indirizzo unico e specifico utilizzato per individuare qualsiasi risorsa su Internet, come pagine web, account social o immagini. Al momento, rimane attivo e visibile, solo l’account Youtube che ha attualmente oltre un milione di follower e che sicuramente registrerà nei prossimi giorni e settimane un incremento corposo di follower, in particolare quelli che nell’impossibilità di continuare a seguire i contenuti sulle altre piattaforme convergeranno morbosamente sull’app video di Google pur non perdere gli aggiornamenti di Corona. Al momento del blocco degli account, la platea dei follower su Instagram era di 3,5 milioni, 2.4 milioni per l’account di Fabrizio Corona e 1,1 milione per Falsissimo.
La pagina Facebook invece al momento del black out deciso da Meta contava su una platea di 891.000 follower, mentre l'account TikTok era seguito da 188.600 follower. Come detto, però, il tema vero in questi casi non è tanto quello numerico della diaspora dei follower, quanto quello relativo all’engagement che i follower generano premiando i contenuti pubblicati e che viene poi utilizzato come misura della monetizzazione da parte degli influencer. Infatti, il costo di ingaggio di un creator è commisurato non tanto all’ampiezza dei follower che seguono un account, questo è importante ma non fondamentale, quanto invece alla forza di coinvolgimento degli stessi, che si misura proprio con l’engagement.
Inoltre, c’è da considerare un secondo aspetto, legale prima ancora che finanziario, che si concretizza con l’oscuramento dei canali e impatta negativamente sugli investimenti delle aziende che hanno scommesso su il coinvolgimento dell’influencer, che come tutti rimane ospite delle piatteforme e mai proprietario degli account e dei contenuti postati. Queste aziende, terze nella contesa, come possono rivalersi, come possono limitare anche i danni di immagine che ne derivano anche per loro? Ecco, questi sono alcuni degli interrogativi che il blocco di questa mattina ha aperto e che nei prossimi giorni dovranno trovare delle risposte.

