Strappo dei lefebvriani. Ora è rischio scomunica

Scritto il 14/05/2026
da Nico Spuntoni

Ultimatum del Dicastero della fede: no a nuove consacrazioni. A vuoto i tentativi di mediazione

Di "scisma Lefebvre" parlava già il buffo principe interpretato da Alberto Sordi in un episodio de "I nuovi mostri" del 1977. Quasi mezzo secolo dopo la frattura tra Roma ed Ecône, quartier generale dei lefebvriani che contestano il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica, è sul punto di aggravarsi irrimediabilmente. Ieri, come anticipato in mattinata sul sito del Giornale, il Dicastero per la dottrina della fede ha pubblicato un testo in cui il prefetto Víctor Manuel Fernández ha dato l'ultimatum definitivo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X che aveva annunciato quattro nuove consacrazioni episcopali senza mandato pontificio per il prossimo 1° luglio. Il cardinale argentino ha spiegato che questo gesto è da considerarsi un "atto scismatico" ed ha ricordato che "l'adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa". Tradotto: cari lefebvriani, ora sapete a cosa andate incontro.

Fernández ha anche fatto sapere che il Papa continua a pregare affinché i responsabili della Fraternità Sacerdotale San Pio X "ritornino sui loro passi in merito alla gravissima decisione che hanno preso". Il testo del capo dell'ex Sant'Uffizio certifica il rifiuto della proposta fatta lo scorso 12 febbraio al superiore generale della Fraternità don Davide Pagliarani di avviare un dialogo teologico sui temi più complessi. A quanto risulta al nostro giornale, il Dicastero per la dottrina della fede si era dimostrato molto disponibile nell'interlocuzione con la Fraternità sui diversi gradi di adesione ai testi del Concilio. La conditio sine qua non, però, era la sospensione delle consacrazioni programmate per luglio ad Ecône. Pagliarani non l'ha accettata ritenendo che l'ordinazione di quattro nuovi vescovi risponda alla necessità spirituale di continuare l'operato della Fraternità.

La situazione attuale è una sorta di remake di quanto avvenne nel 1988 quando il fondatore Marcel Lefebvre, rinnegando un accordo già firmato con l'allora prefetto della dottrina della fede Joseph Ratzinger, consacrò vescovi quattro giovani sacerdoti della sua congregazione. Di fronte a quel gesto, considerato anche allora un atto scismatico, Giovanni Paolo II non poté fare altro che scomunicare Lefebvre, l'altro vescovo Antonio de Castro Mayer che partecipò alla cerimonia e i quattro neovescovi. Fu Benedetto XVI nel 2009 a revocare quelle quattro scomuniche e a provare ad intavolare un dialogo per arrivare ad una piena riconciliazione. Anche Francesco si è dimostrato benevolo nei confronti della Fraternità, autorizzando la convalida dei matrimoni celebrati dai loro sacerdoti. Ma i lefebvriani, contrari a quella che chiamano la "messa di Paolo VI" e a ciò che chiamano "la peste del pluralismo dottrinale", non sembrano più intenzionati a rinunciare alla loro situazione di eccezione per tornare pienamente cum et sub Petro.

Le consacrazioni, ha fatto sapere ieri la Santa Sede, sono il confine da non superare se si vuole evitare che lo scisma diventi irrimediabile e che ripartano le scomuniche. Un confine che, però, i seguaci di Lefebvre ormai hanno messo in conto di oltrepassare.