Questa mattina alle 10:30 l'assemblea di Ferretti non si riunirà solo per definire un nuovo board, ma per decidere se il campione della nautica mondiale debba restare un'eccellenza a guida italiana (seppur con capitali cechi) o trasformarsi definitivamente in una succursale tecnologica di Pechino.
La spaccatura tra i soci di maggioranza è diventata una voragine finanziaria che mette a nudo le fragilità del controllo nazionale su asset strategici. Da un lato c'è il colosso statale cinese Weichai, che detiene ufficialmente il 39% ma che, secondo le ultime rivelazioni di Milano Finanza, avrebbe orchestrato una manovra di rastrellamento silenzioso. Sfruttando veicoli non ufficialmente collegati, i cinesi avrebbero infatti accumulato quote sotto la soglia del 3%, quella che per la Consob e i regolatori fa scattare l'obbligo di trasparenza, arrivando a controllare di fatto quasi il 48% dei diritti di voto. Una quota che permetterebbe a Pechino di blindare il board senza passare per accordi con i soci europei. Dall'altra parte la holding ceca Kkcg, ferma al 23,23% dopo aver mancato l'obiettivo del 29,9%, ha già presentato ricorso al Governo denunciando un gioco che di equilibrato ha ben poco. Il dossier è ora sul tavolo di Palazzo Chigi, perché Ferretti non vende solo yacht di lusso, è una società blindata dal Golden Power, legata a doppio filo alla sicurezza nazionale per le sue capacità industriali e i suoi brevetti. Il rischio concreto è che oggi venga eletto un cda senza neppure un italiano, considerando anche che nella lista proposta da Weichai tre dei nove candidati sono quadri integrati direttamente nel sistema societario cinese. Una prospettiva che la lista ceca cerca di scongiurare confermando al timone della sua lista Alberto Galassi (in foto), che dal 2014 ha guidato la rinascita del gruppo garantendo quella continuità tricolore che oggi appare come l'ultimo baluardo contro un'egemonia asiatica totale. La partita non riguarda più solo i dividendi, ma la capacità dell'Italia di proteggere i propri campioni industriali. La domanda per Ferretti è una sola: rimanere una multinazionale con il cuore italiano o diventare la divisione yatch della Cina?

