Le montagne delle Ande e i deserti del Sud America si sono trasformati nei nuovi terreni di scontro tra Stati Uniti e Cina. Negli ultimi mesi Washington ha infatti aumentato le pressioni diplomatiche su Argentina e Cile affinché rivedano o blocchino alcuni progetti astronomici finanziati da Pechino, accusati dagli Usa di poter avere applicazioni militari oltre che scientifiche. Ecco che cosa sta succedendo nel “cortile di casa” statunitense.
I progetti spaziali cinesi che preoccupano gli Usa
Al centro delle tensioni c’è soprattutto il gigantesco radiotelescopio cinese costruito nell’osservatorio di Cesco, nella provincia argentina di San Juan, una delle aree migliori al mondo per l’osservazione del cielo grazie all’assenza di inquinamento luminoso. Il progetto, iniziato oltre dieci anni fa con la collaborazione tra l’Università nazionale di San Juan e l’Osservatorio astronomico nazionale cinese, avrebbe dovuto diventare il più grande radiotelescopio del Sud America. Oggi però la struttura è incompleta: componenti essenziali sono bloccati nei porti argentini e l’impianto resta inutilizzato, simbolo di una competizione strategica che ormai si estende anche allo spazio.
Secondo il New York Times, che ha dedicato al tema un lungo focus, l’amministrazione americana teme che le infrastrutture spaziali cinesi in America Latina possano essere sfruttate per tracciare satelliti statunitensi o supportare comunicazioni militari di Pechino.
Le pressioni diplomatiche sarebbero iniziate durante la presidenza Biden e proseguite con Donald Trump, che ha rilanciato una linea dura contro l’espansione cinese nell’emisfero occidentale, richiamando anche la storica Dottrina Monroe. Il dossier argentino si inserisce infatti in un quadro più ampio: nel 2015 la Cina aveva già inaugurato nella Patagonia argentina una stazione spaziale da 50 milioni di dollari nella provincia di Neuquén, concessa in uso gratuito per cinquant’anni. Per molti ambienti politici e militari statunitensi quella base rappresenta il simbolo della crescente influenza cinese nella regione. Le autorità americane avrebbero inoltre esercitato forti pressioni anche sul Cile, dove è stato sospeso un osservatorio cinese previsto nel deserto di Atacama.
Cosa succede in America Latina
Washington sostiene che queste strutture, formalmente civili, possano avere una funzione dual use, cioè essere utilizzate anche per attività strategiche o militari. Da parte sua, la Cina respinge le accuse e parla apertamente di tentativo statunitense di contenere il proprio sviluppo scientifico e tecnologico. Le ambasciate cinesi a Buenos Aires e Santiago hanno definito “egemonico” l’atteggiamento americano, ricordando che anche gli Stati Uniti possiedono infrastrutture spaziali e telescopi nella regione.
A pagare il prezzo più alto di questa rivalità rischia però di essere la comunità scientifica internazionale. Gli astronomi argentini e cileni sostengono che il blocco dei progetti rallenterà la ricerca spaziale nell’emisfero sud, storicamente meno dotato di grandi radiotelescopi rispetto al nord del pianeta.
Il telescopio di San Juan avrebbe consentito di osservare fenomeni invisibili ai telescopi tradizionali, come onde radio provenienti dalla nascita delle stelle o dalle galassie più lontane. Proprio strumenti di questo tipo hanno permesso nel 2019 di ottenere la prima immagine di un buco nero. Molti ricercatori denunciano ora di essere rimasti intrappolati in uno scontro politico che supera la scienza. Nel frattempo Argentina e Cile si trovano stretti tra due potenze globali: da un lato gli Stati Uniti, partner strategico storico della regione; dall’altro la Cina, ormai fondamentale per commercio, investimenti e infrastrutture.

