Allora si trovò in mezzo al deserto. Si ada proprio a questa immagine Beppino Englaro, il papà di Eluana. "Ci sono voluti 17 anni di ricorsi e carte bollate per lasciar andare Eluana, proprio come lei avrebbe voluto, ma è stato un periodo tormentassimo e i primi quattro anni io e mia moglie li abbiamo vissuti dentro una bolla di solitudine e di soerenza".
Englaro è in un letto di ospedale a Brescia: sono passati 35 anni dall'incidente che segnò nel 1992 il destino della ragazza ma lui non ha perso l'alata, intransigente e scabra combattività di un tempo: "Mi sembrava di impazzire, non trovavo interlocutori, tutti contro, a tutti i livelli. Poi il Comitato di bioetica aprì le porte: qualcuno si poneva delle domande, rispondeva ai miei quesiti, immaginava soluzioni. Oggi per fortuna, il Paese è cambiato, l'Italia è diversa da quella degli anni Novanta come il giorno dalla notte e c'è anche una legge che ha recepito le istanze di Eluana".
Oggi si può staccare il sondino, ma ci sono anche le cure palliative e la sedazione profonda. Insomma, abbiamo voltato pagina, anche se molti fanno finta di non vedere e di non sapere. Englaro deve affrontare terapie non banali, ma non elude il tema che l'ha trasformato in una bandiera dei diritti individuali.
"Andai dal giudice tutelare e gli spiegai che Luana un anno prima di finire in coma aveva attraversato una situazione analoga: Alessandro, un suo caro amico, aveva avuto un incidente con la moto e si trovava in uno stato vegetativo. Se dovessi finire come lui - mi aveva spiegato e rispiegato - non voglio rimanere in un letto un minuto di più. Voglio che sia riconosciuto il mio diritto a morire. Un diritto costituzionale, aggiungo da padre. E se non avessi cercato di venire incontro ai suoi desideri avrei avuto ribrezzo di me stesso".
Oggi siamo in un'altra Italia. Più disinvolta, laicizzata e forse più fragile, più scettica e meno sicura. "Oggi si parla di nuovi diritti, che nella Costituzione non ci sono, diritti per me giusti e sacrosanti. La politica è in ritardo, oggi come allora, ma la politica alla fine esprime lo stato d'animo di una nazione e certe preclusioni, certi diktat, certe requisitorie che accompagnarono la mia battaglia non ci sono più. Credo che alla fine la società si porterà dietro la politica E alla fine in un modo o nell'altro si arriverà a un testo condiviso".
Anche se le norme del 2017, oscurate nel dibattito attuale, orono già quasi tutto quel che serve all'ultima frontiera. Non ci sono più nemmeno le contrapposizioni ideologiche fra destra e sinistra, semmai opinioni divergenti e dubbi sparpagliati come coriandoli dentro le stesse coalizioni.
Certezze e mistero. Englaro sospira: "La mia religione è la Costituzione. E io volevo solo che fossero rispettati i diritti di Eluana. Eppure anche davanti a un decreto immediatamente esecutivo della Corte d'appello che ordinava di sospendere l'alimentazione forzata e l'idratazione di Eluana, Berlusconi provò a fermare la decisione. E pure Giorgia Meloni, con un'intervista che non apprezzai per nulla, contestò la decisione della magistratura. Ancora una volta si toglieva la voce a Eluana".
Poi arrivò Napolitano e il resto è storia. Altro sospiro affacciato sull'infinito: "Le suore Misericordine sapevano che Eluana non sarebbe rimasta nella loro struttura un minuto più del necessario, ma quando arrivò il momento mi suggerirono di lasciarla con loro. Dissi di no, ma devo loro la mia riconoscenza".

