Mancherà qualche lesbica con figlio in provetta, ma la famiglia Addams oltre che essere uno dei grandi must del piccolo e del grande schermo che ha attraversato quattro generazioni e che ancora oggi, con la serie Mercoledì, tra l'altro l'unico giorno in cui il Parlamento fa finta di lavorare, continua a produrre incassi milionari. Quello che per Matteo Renzi è un insulto, nel mio modo di vedere il mondo è un inno moderno alla diversità. Quella che la sinistra ha proclamato per decenni ma poi ha dimenticato in nome del conformismo. Non mi meraviglia affatto. Certo che non vogliono «contaminarsi», come orgogliosamente annunciato in Aula: altrimenti dovrebbero parlare dei 174 miliardi di debiti che ci ha lasciato sul groppone l'ultimo governo guidato da Giuseppe Conte solo sul Superbonus. Non c'è «Mano», ma c'è sicuramente la manina di tanti ex premier ed ex ministri, che adesso criticano anziché scusarsi. Lo dico con simpatia, perché in Parlamento ci sono stato e fortunatamente sono stato uno dei più assenti della legislatura. Ogni tanto me lo ricordano, pensando che mi offenda. Invece me ne vanto. Anzi, adesso che sento il livello del dibattito penso di esserci andato anche troppo. Di talk show l'Italia è piena e lo sanno bene coloro che usano anche quelle poltrone per parlare ai propri fan e non al Paese. Forse è per questo che in un momento tanto difficile per l'Occidente nelle campagne elettorali si parla arabo e nei sondaggi si muovono gli zero virgola. Perché la teledemocrazia che chiama pazzo Donald Trump è l'ultimo atto di un modello esausto. Come uno di quegli intrugli che zio Fester amava far esplodere ogni tanto per passare il tempo. Ma senza cambiare nulla della trama.
Meglio gli Addams del campo largo
Scritto il 14/05/2026
da Tommaso Cerno

