Da Alex Britti a Lory Del Santo. Quel filo rosso che porta a Equalize

Scritto il 14/05/2026
da Felice Manti

Uno degli indagati presente anche nel filone milanese. Nell'elenco anche stilisti e manager

"Il mercato delle informazioni è ancora vivissimo", è la felice sintesi in conferenza stampa del pm napoletano Vincenzo Piscitelli, titolare del fascicolo con il pm Claudio Onorati. Soprattutto se si tratta di vip come lo stilista d'alta moda Alberto Del Biondi, gli ex portieri Alex Cordaz e Julio Cesar, l'attrice Lory del Santo e il cantante Alex Britti, ma anche vittime di codice rosso, vertici di aziende farmaceutiche, imprenditori, un membro del board di Leonardo, manager di Generali e appartenenti a famiglie nobiliari, come si legge nella maxi-ordinanza cautelare di 1852 pagine firmata dal gip Giovanni Vinciguerra.

Che ci sia un collegamento tra tutti i presunti "spioni di Stato" - da Pasquale Striano alla "Squadra Fiore" dell'ex Dis Giuseppe Del Deo passando per l'ex supersbirro ormai deceduto Carmine Gallo - è presto per dirlo, anche se tra gli indagati c'è il finanziere di 52 anni Giuliano S., già alla Dda di Lecce, finito nell'inchiesta della Procura di Milano sulla società di intelligence dell'ex presidente di Fiera Milano Enrico Pazzali. Tanto che al pm della Dna milanese Antonello Ardituro è stato assegnato il coordinamento dal dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.

Al finanziere viene contestato un solo accesso per conto di un'agenzia investigativa milanese, la Musa Agency di via Washington, a carico di un bersaglio diverso da quelli individuati dalla società milanese. Ma c'è un altro bersaglio in comune con Equalize preso di mira dal presunto sodalizio: Alex Britti. Il cantante era stato "attenzionato" dal suocero (un manager milanese della Veneranda fabbrica del Duomo) preoccupato che lo stile di vita dell'artista potesse essere d'ostacolo alla relazione burrascosa con la figlia, ma quando aveva capito che la fonte delle notizie via Equalize poteva essere illecita nonostante la rassicurante presenza di Gallo, si sarebbe chiamato fuori.

A Napoli dietro le sbarre sono finiti Giovanni M. (sostituto commissario della Squadra Mobile di Napoli), Mattia G., Giuseppe P. e Giuseppe E. Quanto ai due viceispettori (Piermassimo C. e Alfonso A.) del commissariato di Secondigliano, che secondo l'indagine avrebbero fatto rispettivamente 677.404 e 132.592 accessi anomali, nessuno dei quali giustificato da esigenze di servizio, come ha ben spiegato il capo della Mobile Mario Grassia. Nelle loro abitazioni sono state trovate hard disk e pen drive farcite di dati e anche una chat nella quale i due si sarebbero scambiati le password per avere accesso ai database, con richieste anche per "60-70 codici fiscali al giorno" da rivendere a commercialisti e professionisti a caccia di prede. Secondo le indagini del Centro operativo per la sicurezza cibernetica postale, dietro la compravendita di dati sensibili c'era un movente economico capace di generare profitti plurimilionari.

FMan