L'Italia pensa alla stabilizzazione del Golfo, ma mette un punto fermo politico e militare: nessun coinvolgimento operativo nello Stretto di Hormuz prima della fine delle ostilità. È questa la linea confermata nell'audizione dei ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani (nella foto) davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, dove il governo ha delineato quello che potrebbe diventare il contributo italiano a una futura missione internazionale per riaprire in sicurezza una delle arterie marittime più strategiche del pianeta. La priorità, oggi, è prepararsi. Perché, come ha spiegato Crosetto, «laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate per raggiungere il Golfo». Per questo, ha aggiunto, «in via precauzionale stiamo predisponendo che due unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto: inizialmente nel Mediterraneo orientale, successivamente nel Mar Rosso». Non un intervento immediato, dunque, ma una postura di prontezza strategica. Il rischio principale è quello delle mine navali. Crosetto ha spiegato che «oggi 40 Paesi stanno valutando di contribuire a rendere lo Stretto di Hormuz libero e percorribile appena le condizioni lo permetteranno». Il ruolo che Roma immagina per sé è dunque soprattutto tecnico e specialistico. Un contributo alla sicurezza marittima attraverso capacità che la Marina italiana possiede e che vengono considerate tra le più avanzate in Europa nel settore. Un profilo che potrebbe rafforzare anche il peso diplomatico dell'Italia in un eventuale dispositivo multinazionale.
Tajani ha voluto delimitare con precisione il perimetro dell'impegno italiano. «Non voglio chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo». L'obiettivo, ha spiegato, è «condividere l'impegno del governo per la pace e il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale». Ma con una condizione netta: «Impegno, sottolineo, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità». Tajani ha anche rilanciato la disponibilità italiana a ospitare colloqui diretti tra Israele e Libano. «L'Italia sostiene il dialogo Israele-Libano mediato dagli Usa. E siamo pronti a ospitare colloqui diretti». Un messaggio che conferma la strategia italiana: garantire la sicurezza della navigazione a Hormuz cercando al tempo stesso di giocare un ruolo politico nei futuri equilibri della regione.
Intanto, ieri sera il capo dello Stato Sergio Mattarella ha ricevuto una telefonata da parte del presidente di Israele Isaac Herzog. Un colloquio definito da fonti del Quirinale «franco e aperto». Mattarella ha definito inaccettabili gli attacchi nei confronti delle truppe impegnate nel contingente Unifil, ma ha ribadito anche l'impegno determinato della Repubblica italiana contro ogni atto di antisemitismo.

